Il nostro sito, che riprende il titolo di un nostro libro del 2005, vuole raccontare innanzitutto i nostri viaggi in bicicletta attraverso l’Europa e al tempo stesso presentare approfondimenti su persone e paesi del Friuli Venezia Giulia, storie di voci deboli e paesaggi fragili, resoconti di nostri vagabondaggi reali, letterari, fotografici e nella storia. Oltre a nuovi articoli potrete trovare anche la maggior parte dei reportage usciti dal 2005 al 2009 sul settimanale friulano “IL NUOVO” che ci manca tanto!
Estate 2026: viaggio in bicicletta da Rotterdam a Tallinn: 3150 km tra Mare del Nord e Mar Baltico
La scelta dell’itinerario:
Per completare la nostra conoscenza dei paesi che si affacciano sul Mar Baltico e sul Mare del Nord – mete di nostri viaggi precedenti – quest’anno ci siamo inventati un percorso di più di 3000 km tra Olanda e Estonia, con partenza da Rotterdam e arrivo a Tallinn. Seguiamo in parte la ciclovia Eurovelo 12 del mare del Nord collegandola a Eurovelo 10 che costeggia il mar Baltico. Per la prima volta nella nostra esperienza di cicloviaggiatori decidiamo – non senza continui ripensamenti – di utilizzare l’aereo sia per raggiungere il punto di partenza che per tornare a casa dal punto di arrivo.
Questo è il nostro quarto viaggio in bici di lunga percorrenza, ormai le soluzioni le abbiamo sperimentate un po’ tutte: partire da casa, usare per il ritorno i più disparati mezzi di trasporto (treni, auto, Flixbus, traghetti), insomma ci mancava solo l’aereo.
Prenotato con molto anticipo sia il volo di andata (Transavia per Rotterdam, con partenza dall’aeroporto di Trieste) che quello di ritorno (WizzAir da Tallinn per Venezia), per mesi siamo in ansia per possibili difficoltà logistiche per il trasporto delle bici (imballaggio, montaggio e smontaggio, reperimento scatoloni a Tallinn eccetera), preoccupazioni che poi si riveleranno infondate.

Le piste ciclabili in cinque paesi europei: Abbiamo attraversato cinque paesi dell’Unione Europea: Olanda, Germania, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia. Che dire? Le infrastrutture ciclistiche vanno da superlative a discrete, mentre il comportamento di ciclisti e automobilisti è abbastanza diverso.

Al primo posto della classifica non c’è da meravigliarsi che ci sia l’Olanda, dove in tutte, dicasi tutte le strade, c’è una corsia dedicata alle biciclette, in sede propria oppure sul marciapiede, e talvolta ci sono intere strade a esclusivo uso dei ciclisti. All’inizio capita di essere un po’ frastornati dall’intenso traffico di biciclette, e bisogna fare molta attenzione anche perché i ciclisti locali sono molto veloci. I ciclisti e i pedoni hanno la precedenza in tutti gli attraversamenti, e le macchine la rispettano. Se ti vedono da lontano gli autisti già rallentano. Anche le rotonde sono congegnate in modo che i ciclisti siano sempre al sicuro sulle corsie a loro dedicate.
La Germania è praticamente quasi allo stesso livello dell’Olanda, dico “quasi” perché capita che su qualche strada la corsia per le bici non sia presente. Ci è sembrato che quasi tutti i ciclisti locali (a parte chi usa bici da corsa, naturalmente) usino bici a pedalata assistita.

Come vanno le cose in Polonia? Qui il numero delle bici elettriche diminuisce grandemente, e anche quello dei ciclisti tout court. Ci è sembrato che le infrastrutture ciclistiche siano in aumento e che ci sia molta attenzione delle amministrazioni cittadine per le piste ciclabili, sia per la mobilità locale che per i cicloviaggiatori. Per questi ultimi sono stati sviluppati gli itinerari Velo Baltica lungo la costa (che coincide con Euro Velo 10) e Green Velo (da Danzica ai Carpazi per 2000 km), dove però, come diremo in seguito, la qualità del fondo stradale è molto molto discontinua, per usare un eufemismo. Gli automobilisti sono abbastanza rispettosi dei ciclisti e di solito, se c’è poco traffico, li sorpassano tenendosi alla corretta distanza, ma se la strada è trafficata molto spesso questo non avviene e camion e automobili ti passano molto vicini. Insomma sei un utente della strada di seconda categoria.

E nei paesi baltici? Qui il numero dei ciclisti è ancora più basso, nonostante siano tre paesi quasi del tutto pianeggianti e quindi con condizioni favorevoli alla mobilità ciclistica. Nelle città sono presenti buone piste ciclabili in sede propria oppure più spesso sui marciapiedi che di solito sono molto larghi, mentre al di fuori delle città quasi sempre bisogna rassegnarsi a condividere la strada con macchine e camion, e le cose vanno più o meno come in Polonia. I ciclisti – e i pedoni – in città sono piuttosto indisciplinati, nessuna delle due categorie rispetta gli spazi dell’altra, sui passaggi pedonali c’è sempre confusione e poco rispetto dei semafori, comunque sembra che tutti convivano senza troppo arrabbiarsi.

Il percorso di EuroVelo 10 e 12: come ben sappiamo dai nostri viaggi precedenti, i percorsi Eurovelo sono ancora in gran parte solo sulla carta, anzi vorrei dire sono solo dei suggerimenti, e non sempre dei migliori. Sarebbe impossibile seguire i percorsi EuroVelo senza aver scaricato prima la traccia GPS dal sito ufficiale www.https://en.eurovelo.com. Non ci sono indicazioni o suggerimenti per i posti tappa, il che nell’era digitale mi sembra una grave mancanza, e inoltre ci sono lunghi tratti – soprattutto nei paesi baltici – dove per mancanza di alternative percorribili EuroVelo segue strade a grande scorrimento per centinaia di kilometri. Non bisogna nemmeno fare affidamento sulla presenza di cartelli indicatori o tabelle, che compaiono in modo irregolare e saltuario. Siamo felici quando ne troviamo uno che ci rassicura, ma non dobbiamo assolutamente aspettarci una segnaletica regolare e coerente.

La logistica: Partiamo come sempre facendo conto di campeggiare e i campeggi lungo la costa non mancano, anche se la loro qualità e le loro attrezzature sono estremamente disomogenee. Non sempre piccolo è bello, non sempre grande è ben attrezzato, anche in Olanda e in Germania troviamo campeggi “scalcagnati” e con servizi igienici essenziali. I prezzi variano da 18 a 30 Euro per due persone in tenda. Nelle grandi città (Amburgo, Danzica, Riga, Tallinn) abbiamo dormito in albergo oppure abbiamo affittato un appartamento prenotandolo online. Abbiamo scelto questa soluzione anche nei giorni di pioggia, che si sono concentrati in una settimana in Polonia.

Non abbiamo avuto difficoltà nel mettere sempre le bici al sicuro per la notte.
Abbiamo calcolato di percorrere tra i 90 e i 120 km al giorno, la presenza di un posto per dormire ha condizionato naturalmente la lunghezza delle tappe.
Le biciclette: Due bici gravel in acciaio, adatte a ogni terreno: una Locomotive Blue Train e una Cinelli Hobootleg. Per i bagagli usiamo borse Ortlieb anteriori e posteriori. Mai una foratura, mai un problema tecnico se si eccettua un cambio delle pastiglie dei freni anteriori sulla Cinelli.

L’attrezzatura: Tenda, sacchi a pelo, materassini; fornelletto e attrezzatura da cucina, cibarie varie (una borsa è dedicata solo alla cucina, che noi chiamiamo “cambusa”). Vestiario tecnico “a strati”, mantelle e pantaloni impermeabili. In tutto circa 30 kg da dividere su due bici.

Approvvigionamenti: paradossalmente più difficili – per noi cicloviaggiatori – in Olanda e in Germania, sia perchè EuroVelo 10 resta quasi sempre sugli argini sia perchè in questi due paesi non esistono più negozi di alimentari nei piccoli centri; i supermercati sono nella periferia delle città o nei centri commerciali, che noi raramente incrociamo. In Polonia invece anche il paese più piccolo ha almeno un negozietto di alimentari (szklep), piccolo ma incredibilmente rifornito di tutto. Gli orari sono incredibilmente lunghi, di solito dalle 7 del mattino alle 11 di sera! Nei paesi baltici tendenzialmente è come in Polonia, ma i centri abitati sono pochi e di conseguenza anche i negozi scarseggiano. Bisogna tenerne conto nel pianificare la giornata di viaggio.
Considerazioni sul viaggio in aereo:

- A Ronchi (Aeroporto di Trieste) nessun tipo di formalità per le bici (ben imballate negli adatti scatoloni), ci si presenta al banco della consegna dei bagagli da stiva e un addetto si incarica di portare via le bici. Nessun controllo del peso.
- A Rotterdam sono state riconsegnate per ultime, dopo tutti gli altri bagagli.
- A Tallinn le avevamo preparate per il viaggio in centro, davanti al negozio CityBike che ci ha fornito anche gli scatoloni (7 Euro l’uno) e l’indomani ci ha accompagnato all’aeroporto (25 Euro). A Tallinn controlli molto più accurati a persone e bagaglio; le bici sono state pesate e abbiamo dovuto maneggiarle da soli.
- A Venezia consegna immediata bici e bagaglio da stiva e nessuna formalità.

In bicicletta lungo la costa olandese: Una volta sbarcati a Rotterdam e rimontate le biciclette, abbiamo trascorso la prima notte nel campeggio cittadino di Rotterdam e siamo partiti il giorno seguente (17 giugno 2026) per esplorare l’itinerario costiero. Non conoscevamo molto dell’Olanda e questo paese, oltre a essere il più “biciclettofilo”, come ben si sa, ci ha colpito per la bellezza dei suoi giardini e dei suoi centri storici, come ad esempio Delft o Stavoren.

Tuttavia gran parte dei 4 giorni che abbiamo impiegato per percorrere i 400 km di Eurovelo li abbiamo trascorsi sugli argini, lontano da tutti i centri abitati, in compagnia di numerosissime pecore che abbiamo avuto occasione di osservare da molto molto vicino, facendo in bici lo slalom tra quelle che invadevano pacificamente la pista.

Abbiamo pernottato in alcuni dei più bei campeggi del viaggio, come il campeggio “Zee von Tijd” a Holwert – che meriterebbe una sosta anche solo per il nome, “Mare del tempo” – oppure il campeggio Ekenstein a Appingedamm. Unico piccolo neo del percorso: sotto il sole cocente l’ombra sull’argine è merce rarissima, e per trovare qualche bevanda rinfrescante, in mancanza di chioschetti volanti, bisognava lasciare la pista e inoltrarsi fino al primo paese dell’interno.

In bicicletta lungo la costa tedesca del Mare Baltico:
Passato il confine tra Olanda e Germania, per raggiungere EuroVelo 10 sul Baltico puntiamo direttamente a Est verso Amburgo e attraversiamo la pianura della Frisia Orientale (Ostfriesland). Dobbiamo superare in traghetto due grandi fiumi che sbarrano la via, il Weser a Bremerhaven e l’Elba a Amburgo (precisamente con il traghetto Lühe-Wedel), e salire in traghetto con la bici è sempre molto divertente, anche se il tragitto è breve. Attraversiamo in bici tutta Amburgo sulle solite magnifiche piste ciclabili tedesche e puntiamo a Lubecca.

Da qui il mar Baltico è molto vicino, e non lo abbandoneremo più. Il primo tratto tra Travemünde e Wismar è inaspettatamente collinoso e impegnativo per il gran caldo. Si passano tante città anseatiche interessanti come Wismar, Rostock, Stralsund e Greifswald.

E’ tutto un susseguirsi di un centri balneari, che già adesso in giugno sono piuttosto affollati. Noi partiamo molto presto per approfittare delle ore più fresche, mentre bagnanti e turisti si alzano tardi e di conseguenza anche bar e caffè aprono solo verso le 10 o addirittura le 11 del mattino. Qui in Germania, come del resto in Olanda, non esistono più negozi di alimentari nei centri piccoli, così ogni spesa richiede di raggiungere un supermercato o addirittura un centro commerciale, costringendoci a lunghe deviazioni. Per fortuna ci vengono in aiuto – questo bisogna ammetterlo – internet e le mappe digitali di Locus maps e Google Maps.

In bicicletta lungo la costa polacca fino a Danzica:
Finalmente il 29 giugno arriviamo al confine con la Polonia, dove stazionano muscolari poliziotti a controllare l’andirivieni dei turisti transfrontalieri. Attraversiamo la città di Swinouscje/Swinemünde, prendiamo un traghettino e ben presto facciamo la conoscenza con le strade bianche polacche nel parco nazionale Wolinsk, uno dei due parchi costieri esistenti in Polonia.

Circa 400 km ci separano dalla prima meta intermedia, la città di Danzica. Questa sezione di Euro Velo è abbastanza ben sviluppata e viene chiamata “Velo Baltica”, si snoda sempre in prossimità della costa passando per decine di località balneari come Pobierowo, Mielno, Bialogora e tante altre. Qui abbondano i campeggi, più o meno ben organizzati ed è facile organizzare i posti tappa per la sera.

Vicino a Leba si attraversa anche il parco nazionale di Slowinski che è stato creato per proteggere il sistema di laghi costieri, paludi, prati e foreste nella loro naturale bellezza ma, soprattutto, per mantenere un cordone litoraneo di dune mobili unico in Europa.

Il 2 luglio il tempo si guasta e partiamo con la pioggia alla volta di Danzica, in questo viaggio è il primo giorno di maltempo, con pioggia e raffiche fortissime di vento per l’intera giornata. Per fortuna si procede sempre su discrete piste ciclabili ben separate dalle auto, soprattutto nella grande città industriale di Gdynia, che assieme a Sopot e Danzica forma un unico grande polo urbano chiamato “Tricittà”.
Aggirando l’enclave russa di Kaliningrad:
Se fosse possibile seguire il percorso originario di EuroVelo 10 si dovrebbe adesso raggiungere Kaliningrad in terra di Russia e continuare lungo la costa pedalando sulla penisola Curlandese. Ma la guerra russo-ucraina in corso sconsiglia vivamente di fare questo e così è necessario allungare il percorso di un bel po’ per aggirare tutto il territorio di Kaliningrad.

Dopo una sosta di tre giorni a Danzica (fino qui non ne avevamo fatta nemmeno una) ci rimettiamo in marcia. Da qui in poi il percorso, per fortuna piuttosto ben segnalato, si chiama “Green Velo” e con i suoi quasi 2000 km, dal mar Baltico ai Carpazi, attraversa tutta la Polonia orientale da Nord a Sud. La prima tappa, in cui si sta ancora relativamente vicino al mare (e si traghetta sulla Vistola), porta alla piccola città di Frombork, dove Copernico visse per quasi quarant’anni come canonico della cattedrale.

Questa regione poco nota, almeno in Italia, si chiama Varmia-Masuria ed è caratterizzata da un paesaggio dolcemente collinoso; purtroppo per una settimana intera il sole decide di non farsi vedere, così passiamo quasi tutto il tempo imbacuccati con il vestiario impermeabile da pioggia. Non tutto il male viene per nuocere perché prendiamo una certa pratica nel vestirci e svestirci il più velocemente possibile, alla prima avvisaglia di pioggia o di sereno.

In questo tratto dormiamo sempre in B&B o appartamenti, le nostre tappe sono appunto Frombork, Sepopol, Wiegorzewo e Goldap. Il giorno 10 luglio, dopo una sosta al famoso punto di incrocio dei tre confini (Polonia-Lituania-Russia), arriviamo in Lituania sul bellissimo lago Vištytis.

Caratteristiche delle piste polacche:
Accanto a belle piste asfaltate e lisce, la Polonia offre al cicloviaggiatore un’ampia gamma di superfici delle più disparate, che vanno dal classico sterrato pieno di buchi alla strada di campagna erbosa, dalla pista sabbiosa a quella formata da grosse lastre irregolari di cemento. Queste ultime sono di due tipi: grandi lastre rettangolari prefabbricate e giustapposte, che coprono tutta la superficie della strada, oppure piccole lastre forate, posate in fila a formare due corsie, con erba o sabbia al centro e ai lati. Quasi sempre sono sconnesse e irregolari, con fessure e dislivelli tra una lastra e l’altra.

I paesi baltici, questi sconosciuti
1)Lituania
Un lungo giro di ben 400 km ci attende per poter riprendere l’itinerario originale di Euro Velo 10 sulla costa baltica e devo ammettere che tra la pioggia e il fondo stradale impegnativo forse la Lituania non ce la siamo goduta molto, a parte il tramonto sul lago Vištytis la prima sera. Abbiamo fatto tappa a Jurbarkas e poi a Silute con un percorso poco interessante, poi finalmente sul mare, a Klaipeda, la tedesca Memel, la terza città della Lituania per grandezza. Poco a nord di Klaipeda si estende per chilometri e chilometri una delle più belle spiagge che abbiamo visto in questo viaggio.

2) Lettonia
Dei tre paesi baltici la Lettonia è quella in cui siamo stati più a lungo, dal 14 al 21 luglio, considerando anche tre giorni di sosta nella capitale Riga. E’ anche il paese in cui tutte le strade secondarie sono bianche, ghiaiose e presentano la famigerata “tôle ondulée”, cioè sono simili a una lamiera ondulata, a causa del passaggio veloce delle automobili e dei mezzi pesanti.

Queste strade ti mettono veramente a dura prova, ma se cerchi di evitarle avrai una sola alternativa, la strada principale da condividere con il traffico per centinaia di chilometri! E’ stata un’esperienza alquanto dura: o sussultare senza sosta sulla strada sterrata o sopportare il rumore del traffico, lo spostamento d’aria causato dai camion e al tempo stesso sperare anche che una buona stella ti accompagni sempre! La strada asfaltata inoltre, pur non lontana dal mare, non ne consente mai la visione, perché è tagliata dritta dritta nella foresta, lontana dai centri abitati che – ad eccezione di Liepaja e Ventspils- sono tutti molto piccoli.

Ci ha colpito la città di Ventspils, dove nelle sculture floreali si dispiega tutto l’amore botanico dei lettoni, ed è emozionante raggiungere Capo Kolka, il punto in cui le acque del Baltico si mescolano a quelle del Golfo di Riga.

3)Estonia
Il tragitto che abbiamo scelto in Estonia si discosta da quello di EuroVelo 10 perché lascia la costa all’altezza di Pärnu e si dirige alla capitale Tallinn, a nord, attraverso l’interno del paese. E’ certo una variante veloce ma piuttosto monotona, ha però il vantaggio di stare sempre su strade secondarie. Il fondo stradale in Estonia è in genere migliore che negli altri due paesi baltici e anche molte strade secondarie sono asfaltate. Avvicinandoci a Tallinn poi troviamo molte ottime piste ciclabili in sede propria; la città vecchia invece è semi-impraticabile per via della pavimentazione acciottolata.

Le città più interessanti: Danzica, Riga e Tallinn
A Danzica e a Riga (capitale della Lettonia) abbiamo avuto la fortuna di soggiornare in un appartamento situato in una posizione centrale, bellissimo e dotato di ogni confort, che ci ha permesso di esplorare la città mantenendo una piacevole sensazione di “essere a casetta”. E siccome il loro centro storico, a differenza di quello di Tallinn, è piuttosto esteso, non avevamo la sgradevole sensazione di essere in un luogo preso d’assalto da orde di turisti (appena scesi dalle navi da crociera).

Quello che accomuna le tre città è sicuramente la compresenza e la convivenza di architetture medievali con edifici contemporanei estrosi e arditi. Qui vogliamo esporre soltanto delle nostre impressioni generali!
1) Danzica ci è apparsa una città molto vivace e festosa, soprattutto per la vita estiva che si svolge sul fiume Moltawa (affluente della Vistola) che la attraversa. Le alte e fantasiose case gotiche di mattoni si sposano e si specchiano in quelle moderne, dalla sagoma simile, ma fatte di vetro e cemento.

2) Riga è una città un po’ più austera, con un centro storico medievale affascinante intervallato da edifici moderni; in questa zona ci sono molti turisti, ma basta allontanarsi un po’ che la città diventa vivibile e percorsa solo dai suoi abitanti. Dalla nostra finestra al primo piano su Lačpleša Iela sarei stata per ore a guardare i passanti e a fantasticare sulle loro attività.

Inoltre tutto attorno al nucleo medievale si estende la zona dei palazzi liberty, dove ogni singolo dettaglio delle case fa sprigionare la fantasia. Ah, e non bisogna dimenticare i parchi, i giardini e i musicanti di strada!

3) Tallinn ci è sembrata la meno interessante delle tre, forse perché abbiamo soggiornato in un albergo moderno e anonimo (un vero e proprio “non luogo”) o forse perchè eravamo ormai arrivati alla meta ed eravamo stanchi e desiderosi di tornare a casa, ma dovevamo aspettare ancora ben 5 giorni. Il tempo era grigio, la città poco ciclabile per i motivi già detti, il centro storico letteralmente invaso da turisti-zombie. Abbiamo visitato con maggior piacere il museo Estone all’aperto oppure il mercato di Telliskivi, e siamo anche riusciti a fare una capatina in nave a…Helsinki!

Parchi, giardini, fiori, alberi:
Dalla Polonia all’Estonia, complice forse anche il clima fresco, continuiamo sempre ad ammirare e invidiare i meravigliosi parchi che costellano ogni città, piccola o grande che sia, e nei parchi e nei giardini i rigogliosi fiori, le aiuole ben curate e ben composte con competenza e senso estetico, i viali lunghissimi di alberi sicuramente centenari: querce, tigli, aceri, pioppi, betulle. Per non parlare poi delle bancarelle che vendono fiori recisi e che riempiono i mercati e intere vie delle città. Non sono solo fiori eleganti e alla moda, ma anche mazzolini semplici ed economici di fiori di campo o di orto come fiordalisi e dalie.

Certamente deve essere una tradizione ben radicata nell’animo della gente di qui, che è riuscita a conservare e curare questo patrimonio naturale durante tutte le turbolenti vicende storiche dell’ultimo secolo. Gli alberi sono imponenti e vecchissimi e non sono certo stati piantati di recente!
Un dettaglio che la dice lunga sul rispetto per gli alberi: quando su una strada sono in corso dei grossi lavori, gli alberi che la costeggiano sono protetti dovunque con tavole di legno (una specie di corazza!) perchè non vengano accidentalmente scalfite dalle macchine operatrici.

Passeggiando per mercati, Tallinn e Riga
Attività piacevolissima, che merita due righe extra! A Tallinn, a pochi metri dalla stazione ferroviaria Baltic Jaam, si trova il grande mercato coperto di Telliskivi, disposto su vari piani. Qui c’è di tutto, dal normale supermercato alle bancarelle di frutta e verdura, dai venditori di souvenir alla zona “street food”, dai vestiti usati alla zona “vintage” e antiquaria.

Ancora più bello, e soprattutto molto più grande è il mercato centrale di Riga, anche questo nei pressi della stazione ferroviaria: una parte si trova al coperto all’interno di giganteschi hangar e molte altre bancarelle si trovano all’esterno. Ci si può veramente perdere in questo enorme mercato, dove si sente parlare soprattutto russo e tante sono le cose in vendita tipicamente russe, dalle spillette sovietiche ai deliziosi cioccolatini e torroncini!





cara ai russi, frizzante e leggermente alcolica, ottenuta dal pane di segale fatto fermentare in acqua e zucchero
Viaggio in Scandinavia lungo l’Eurovelo 10: Svezia e Finlandia sulla costa del mar Baltico
Estate 2025: un viaggio di 2800 km lungo un itinerario poco conosciuto, di cui anche in rete è difficile trovare relazioni dettagliate: una parte del percorso EuroVelo10 che nella sua versione integrale di 8700 km costeggia tutto il mar Baltico, spingendosi fino a San Pietroburgo, che oggi è naturalmente off limits. Noi ci “accontentiamo” di percorrerne circa 2800 km, partendo da Stoccolma, andando verso Nord fino a Haparanda per poi passare in Finlandia e scendere verso sud fino a Turku e Helsinki. Da qui avremmo poi preso il traghetto con le bici per tornare a Stoccolma. In poche parole l’itinerario costeggia tutto il golfo di Botnia, cioè la parte più settentrionale del Baltico.

La scelta dell’itinerario: Al nostro attivo – come lunghi viaggi recenti – abbiamo nel 2021 il Danubio/Donauradweg dalla sorgente in Germania alla foce in Romania (3200 km circa) e nel 2022 Friuli-Norvegia con arrivo a Trondheim per 3800 km circa. In entrambi i casi il ritorno con le bici al seguito si è rivelato molto complicato e ha richiesto molti giorni e una buona dose di pazienza. Per evitare tutto questo abbiamo organizzato l’itinerario in modo da raggiungere il punto di partenza con la nostra auto e parcheggiarla in un luogo sicuro per averla a disposizione in qualunque momento per il ritorno. Questo ci ha consentito la massima flessibilità nei tempi, senza dipendere da complicate prenotazioni di treni, flixbus, traghetti e simili. Devo dire che si è rivelata una soluzione vincente a un prezzo accettabile di parcheggio (luogo trovato con ricerca in rete).

Le piste ciclabili in Svezia e in Finlandia: le infrastrutture ciclistiche in questi due paesi sono ottime, progettate in modo organico e pensate soprattutto per la sicurezza per la mobilità quotidiana nei centri abitati. All’interno di città e paesi infatti quasi ogni strada possiede una vera e propria pista ciclabile, in sede propria oppure sul marciapiede. Bisogna dire che strade e marciapiedi sono sempre ampi e spaziosi, e permettono agevolmente di suddividere la pista in due corsie, magari affiancata da una terza riservata ai pedoni. Alla fine di ogni marciapiede c’è uno scivolo (venendo così incontro non solo alle bici ma anche a persone in carrozzina, mamme con bambini in passeggino ecc.) e un passaggio pedonale, talvolta anche un semaforo dedicato solo alle biciclette. Il verde è combinato con un segnale acustico, dura sempre piuttosto a lungo e si può attraversare con tranquillità. E gli automobilisti? Il rispetto per i ciclisti è grande, generalizzato e per noi sorprendente. I ciclisti hanno la precedenza in tutti gli attraversamenti, e le macchine hanno lo stop sempre prima delle strisce pedonali. Se ti vedono da lontano gli autisti già rallentano. I ciclisti locali sfrecciano da un marciapiede all’altro senza timore, dal momento che sono sicuri di avere la precedenza; noi invece siamo sempre un po’ cauti, non riuscendo ad abituarci subito alla nuova situazione. Nei sorpassi gli automobilisti si tengono a un metro e mezzo di distanza dalle bici e se non è possibile aspettano pazientemente dietro le bici che la carreggiata sia libera. Da questo punto di vista viaggiare in bicicletta in questi paesi del Nord è decisamente consigliabile.

Il percorso di EuroVelo10 in Svezia e Finlandia: Tuttavia un viaggio a lunga percorrenza non attraversa solo città e paesi ma si svolge anche in buona parte al di fuori dei centri abitati. Ecco che qui le cose cambiano radicalmente tra Svezia e Finlandia. Sulle strade extraurbane le piste ciclabili esistono solo quando ci si avvicina ai centri abitati, perché giustamente gli amministratori hanno dato la priorità a chi deve spostarsi localmente; il cicloturista trova strutture migliori in Finlandia, perché l’itinerario principale di EuroVelo 10 è segnalato e tabellato quasi integralmente; in Svezia invece non c’è una segnaletica dedicata né alcuna indicazioni ai bivi; ogni tanto compare qualche piccolo e malandato cartellino con una bici stilizzata e una freccetta, ma non è un segnale riferito al nostro particolare percorso.

Sarebbe impossibile seguire EuroVelo10 senza aver scaricato prima la traccia GPS dal sito ufficiale www.https://en.eurovelo.com. Si tratta semplicemente di un percorso consigliato e non ci sono indicazioni o suggerimenti per i posti tappa.Ovviamente chi ha ideato il percorso di EuroVelo si è preoccupato innanzitutto di tracciare un itinerario abbastanza logico, ma ha dovuto vedersela con un nemico costante con cui spesso ha dovuto scendere a patti: la strada a grande scorrimento (talvolta autostrada) E4 (in Finlandia E8) che ha lo stesso identico percorso parallelo alla costa. Inevitabilmente, se mancano alternative di strade secondarie, anche EuroVelo 10 va sulla E4/E8 per qualche breve tratto. Di solito questa superstrada – che non è vietata alle biciclette – presenta una specie di “corsia di emergenza” larga circa un metro, delimitata da una linea continua bianca, dove si pedala abbastanza sicuri.

La logistica: Come sempre facciamo conto di campeggiare e i campeggi in Scandinavia non mancano; inoltre quasi sempre dispongono di pratici bungalow, ora molto semplici, ora più attrezzati con cucina e acqua corrente, qualche volta addirittura con WC e doccia all’interno. I prezzi variano da 45/50 Euro a notte per le capannine più semplici fino a 100/120 a notte per quelli che sono delle vere e proprie villette ben arredate e dotate di ogni comfort. Per il pernottamento in tenda di due persone i prezzi vanno da un minimo di 18 a un massimo di 40 Euro a notte. Tutti i campeggi scandinavi mettono a disposizione degli ospiti una cucina (più o meno grande e completa) e una saletta da pranzo, situazione ideale in caso di maltempo per potersi cucinare i propri pasti e mangiare al riparo dal freddo. Naturalmente abbiamo dormito qualche volta anche in albergo e/o abbiamo affittato un appartamento. I prezzi sono analoghi a quelli italiani.

Abbiamo calcolato di percorrere tra i 90 e i 120 km al giorno a seconda del territorio più o meno montagnoso. La presenza o meno di campeggi ha condizionato naturalmente la lunghezza delle tappe. In alcuni casi l’unico campeggio si trovava molto lontano dalla meta che ci interessava e allora abbiamo prenotato online un alloggio.

Le biciclette: Due bici gravel, adatte a ogni terreno: una Salsa Fargo e una Cinelli Hobootleg. Per i bagagli usiamo borse Ortlieb anteriori e posteriori.

L’attrezzatura: Tenda, sacchi a pelo, materassini; fornelletto e attrezzatura da cucina, cibarie varie (una borsa è dedicata solo alla cucina, che noi chiamiamo “cambusa”). Vestiario tecnico “a strati”, mantelle e pantaloni impermeabili. In tutto circa 30 kg da dividere su due bici.

Il viaggio di andata fino a Stoccolma: abbiamo preso il traghetto da Rostock in Germania a Trelleborg in Svezia e raccomandiamo a tutti questa soluzione, relativamente economica e soprattutto riposante! Inn questo modo abbiamo risparmiato circa 500 km di strada e di code! La sera del 22 giugno abbiamo dormito nel campeggio First camp di Stoccolma, perché il nostro parcheggio (a 25 km dal centro) era disponibile solo dall’indomani.

In bicicletta lungo la costa svedese: Casette rosse, laghi e foreste
Il primo giorno abbiamo attraversato la capitale e con un percorso tortuoso vicino alla costa in un territorio densamente popolato abbiamo raggiunto la città di Åkersberga sotto un cielo livido: qui avevamo prenotato un albergo data la totale mancanza di campeggi in un raggio di 100 km a nord-est di Stoccolma. Il giorno seguente avevamo come meta il campeggio di Österbybruk, a 110 km da Åkersberga, restando sempre fedelissimi alla traccia di EuroVelo 10.
In questa giornata cominciamo a fare la conoscenza con il paesaggio svedese fatto di foreste intervallate da prati e pascoli, popolati quasi sempre da cavalli. La campagna è costellata dalle famose casette di legno dai classici colori: rosso scuro (rosso falùn), giallo, ocra, azzurrino. Il terzo giorno di viaggio splende il sole e tutto assume un aspetto più allegro, anche perché dall’interno ci avviciniamo alla costa e il mare luccica che è un piacere.
Ci attendono ora alcune tappe in direzione Nord: ogni sera studiamo attentamente la traccia dei due giorni successivi per individuare il campeggio alla distanza giusta per le nostre esigenze. Euro Velo 10 ci conduce spesso su strade non asfaltate: le strade “bianche” in Svezia sono sempre molto ben tenute, ben livellate e soprattutto larghe, anzi larghissime!

Del resto qui tutto è spazioso: le strade, i marciapiedi, le piste ciclabili, le città stesse grazie al fatto che ci sono pochi centri storici antichi con tutti gli edifici affastellati gli uni sugli altri, come da noi. Il primo vero giorno di pioggia battente ci coglie tra Ljusne e Hudiksvall (dove prenotiamo prontamente una stanza in albergo) e mette a dura prova la nostra attrezzatura antipioggia. Nei giorni successivi il tempo rimane quasi sempre perturbato, oppure se a tratti splende il sole fa comunque molto freddo e tira molto vento (quasi sempre da Nord).

A partire da Härnösand il territorio si fa più montagnoso, stiamo entrando infatti in quella zona chiamata Hoga Kusten (Costa alta). Ci sono molti campeggi e quasi tutti offrono la possibilità di affittare un bungalow (stuga in svedese, tradotto come cabin in inglese) a un prezzo abbordabile. Confesso che più volte in questi giorni abbiamo acceso i termosifoni elettrici che ci sono dappertutto…
Un secondo giorno di forte pioggia ci coglie tra Nordmaling e Umeå, dove pure ci rifugiamo in una stanza d’albergo dopo aver fatto solo 66 km! Ma ne abbiamo già percorsi 950 da Stoccolma.
Ovviamente non possiamo saperlo, ma questa sarà la seconda e ultima giornata di pioggia del viaggio. Dal 4 luglio in poi il tempo si metterà al bello, e anche se continuerà a essere freddo e ventoso il sole splenderà ininterrottamente su di noi!
La direzione è sempre Nord, e dopo Umeå, rinomato centro universitario, infiliamo una dietro l’altra le principali città della Svezia del Nord: Piteå, Skellefteå, Luleå. Sono città dall’architettura moderna, ariose, spaziosissime ma di non grande interesse. E’ molto più interessante il paesaggio perché è collinoso, movimentato, in ogni depressione del terreno luccica un lago o uno stagno, e la comparsa delle betulle rende le foreste molto meno cupe. A 100 metri sul livello del mare già il paesaggio ricorda quello delle nostre Alpi a 800-900 metri di quota! E’ il 10 luglio, piena estate quindi, ma nei giardini fioriscono ancora i lillà, e lungo i viali i tigli spandono ancora il loro profumo. E’ come tornare indietro al mese di maggio, di giugno, e il tempo si è fermato anche perché si vive in un giorno infinito in cui non viene mai buio.

Se già a Stoccolma, ormai rimasta 1400 km più a Sud, le giornate erano lunghissime (ma con il maltempo tutto era cupo in vari toni di grigio), ora qui nel punto più settentrionale del golfo di Botnia davvero il sole brilla nel cielo fino a mezzanotte, basso basso sull’orizzonte. Finalmente tramonta e sorge di nuovo verso le due. Del resto solo un centinaio di km ci separano dal Circolo Polare Artico!
L’ultimo campeggio svedese è a Kalix a 70 km dal confine finlandese.La città svedese di Haparanda, caratterizzata da enormi centri commerciali, è separata dalla sua gemella finlandese Tornio solo da un ponte sul fiume Tornijöki.
Ed eccoci in Finlandia, TERVETULOA (benvenuti)! Nessuna grande differenza se non la comodità di avere l’euro e non dover più moltiplicare tutti i prezzi (espressi in SEK, corone svedesi) per zero nove. In compenso le scritte in finlandese sono abbastanza indecifrabili; è una lingua ricca di vocali e spesso sembra di sentir parlare italiano. Comunque, sia qui che in Svezia tutti parlano correntemente inglese (“Do you speak English?” “Of course”).

Le tappe in Svezia:
| 23 giugno 2025 | Jordbro-Stoccolma centro | Akersberga | Km 70 | Hotel |
| 24 giugno | Åkersberga | Österbybruk | km 110 | Camping (Bungalow) |
| 25 giugno | Österbybruk | Furuvik | km 83 | Camping |
| 26 giugno | Furuvik | Ljusne | Km 105 | Camping |
| 27 giugno | Ljusne | Hudiksvall | Km 76 | Hotel |
| 28 giugno | Hudiksvall | Bergafjärden | Km 100 | Camping |
| 29 giugno | Bergafjärden | Härnösands | km 89 | Camping (Bungalow) |
| 30 giugno | Härnösands | Docksta | km 100 | Camping |
| 1 luglio | Docksta | Mosjö | Km 85 | Camping (Bungalow) |
| 2 luglio | Mosjö | Nordmaling | km 78 | Camping (Bungalow) |
| 3 luglio | Nordmaling | Umeå | Km 66 | Hotel |
| 4 luglio | Umeå | Anaset | Km 98 | Camping (Bungalow) |
| 5 luglio | Anaset | Skelleftea | km 93 | Camping |
| 6 luglio | Skellefteå | Piteå | km 98 | Camping |
| 7 luglio | Piteå | Orarna | km 89 | Rifugio incustodito |
| 8 luglio | Orarna | Kalix | km 92 | Camping |
Le tappe in Finlandia:
| 9 luglio | Kalix (Svezia) | Kemi (Finlandia) | Km 96 | Appartamento |
| 10 luglio | Kemi | Oulu | km 100 | Camping |
| 11 luglio | Oulu | Pattijoki | km 96 | Camping |
| 12 luglio | Pattijoki (Raahe) | Himanka | km 122 | Camping |
| 13 luglio | Himanka | Pörkenas | km 108 | Tenda presso Shelter |
| 14 luglio | Pörkenas | Vaasa | km 114 | Appartamento |
| 15 luglio | Riposo | km 0 | Appartamento | |
| 16 luglio | Vaasa | Kristinestad | Km 120 | Camping |
| 17 luglio | Kristinestad | Yttersand | km 117 | Camping |
| 18 luglio | Yttersand | Pyhäranta | km 106 | Camping |
| 19 luglio | Pyhäranta | Turku | km 91 | Hotel |
| 20 luglio | Turku | Pojo | Km 119 | Tenda sul lago |
| 21 luglio | Pojo | Helsinki | km 110 | Hotel |
| 22 luglio | Traghetto per Stoccolma | Cabina sul traghetto |
In bicicletta lungo la costa finlandese: sole cocente e termometro a 30 gradi.
Beh, non è proprio vero che non è cambiato molto. E’ cambiato decisamente il tempo meteorologico: è il nove luglio e comincia a fare decisamente caldo, tanto da farci desiderare bibite fredde e gelati. Se in Svezia cercavamo assiduamente del caffè caldo, e senza molta fortuna, adesso qualunque supermercato ha una vasta scelta di bibite ghiacciate, caffè freddo e gelati. Tutta la nostra permanenza in Finlandia è caratterizzata da tempo splendido, cielo azzurro terso senza nemmeno una nuvola e sole (spesso) bruciante.

Inoltre le piste ciclabili sono molto migliori che in Svezia e gli automobilisti ancora più attenti; il territorio è decisamente meno accidentato e si va via più veloci.
Adesso che fa caldo è decisamente piacevole dormire in tenda, i campeggi sono spesso sul mare, che però è un po’ deludente: si tratta di una costa piatta con bassi fondali, spesso fangosi. Nonostante questo è sempre affascinante stare vicino al mare, soprattutto a tarda sera, quando la luce cala ma non viene mai notte!
Passiamo alcune città alquanto prive di interesse come Kemi, Oulu e Vaasa. Qui, rendendoci conto di stare pedalando ininterrottamente da ormai tre settimane, decidiamo di fare un giorno di sosta anche per riordinare l’attrezzatura. Il centro di Vaasa purtroppo non presenta nulla di interessante, ci sono più di trenta gradi ed è noioso passeggiare nei centri commerciali dove c’è l’aria condizionata.

Non resta che passare il tempo tra un bar e l’altro. Quasi quasi rimpiangiamo l’arietta della pedalata. Gli abitanti del luogo sono tutti in tenuta semi-balneare e anche le varie località sulla costa sono affollatissime, tanto che nel pur enorme campeggio di Kalajoki non c’è più posto nemmeno per una tenda. Non lo sapevamo che qui c’è un parco a tema simile a Gardaland, con il senno di poi lo avremmo evitato.
Ormai scendiamo verso Sud dritti dritti come in Svezia eravamo andati verso Nord, tanto che in pochi giorni arriveremo a Helsinki, la nostra meta. Doppiata la città di Turku, il territorio diventa all’improvviso molto più collinoso, sembra di essere sulle montagne russe, le elevazioni non sono considerevoli (100 m al massimo, di solito 40-50) ma queste “onde” sono ripide e presentano alla fine una breve, ingannevole rampa che richiede impegno sui pedali.
Dal punto di vista paesaggistico abbiamo trovato il percorso di EuroVelo 10 in Finlandia alquanto deludente. A prescindere dal fatto che si percorrono molte strade strette con discreto traffico, la campagna finlandese è ancora più monotona di quella svedese. Man mano che si procede verso sud il territorio si fa più agricolo, compaiono grandi fattorie nel mezzo di immensi campi di cereali, di patate o di colza. Solo i fiori gialli di quest’ultima in grandi distese movimentano un po’ il paesaggio.

Vogliamo invece spezzare una lancia per le piccole strade interne della Finlandia, quelle su cui ci siamo avventurati talvolta lasciando EuroVelo10. Qui la bellezza della natura è senza pari, la sensazione di isolamento è totale, e se si è disposti ad accettare saliscendi e strade non asfaltate (ma sempre ben tenute) l’esperienza finlandese diventa molto più gratificante.

Fiori sul bordo della strada
In bici, si sa, è inevitabile fare particolare attenzione a ciò che si trova sul bordo della strada, ed è bello – durante i lunghi tragitti in cui bisogna un po’ stringere i denti – essere accompagnati da una flora colorata e ricca di specie diverse. Questo si deve a un progetto, ben evidenziato in Svezia da graziosi cartellini con la scritta “Artic vegkänt”, che mira a preservare la biodiversità prendendosi cura dei bordi delle strade con misure di manutenzione che non impattino sulla ricchezza di specie. Per esempio la falciatura viene effettuata a fine stagione per garantire che i fiori abbiano avuto il tempo di produrre semi, oppure all’inizio della stagione per rimuovere l’erba che altrimenti rischia di soffocare le piante del prato. Naturalmente anche il bordo della strada in Scandinavia è molto spazioso, non dobbiamo pensare a qualche decina di centimetri o a un fossato, come sarebbe da noi, ma a una fascia di prato larga molti metri che si snoda lungo tutta la strada. I fiori che più ci hanno colpito sono le meravigliose spighe fiorite dei lupini, azzurre di solito, ma anche bianche e rosa. In Svezia i lupini ci hanno accompagnato lungo tutto il tragitto, un po’ meno in Finlandia dove prevaleva l’achillea bianca e rosa, accompagnata da azzurre campanule, gialli ranuncoli e rosso trifoglio. Non erano rare nemmeno grandi distese di cerfoglio dei prati oppure di margherite bianche e gialle.

Paese che vai…birra che non trovi!
In Svezia e in Finlandia la vendita di vino e superalcolici è monopolio di stato e avviene solo in negozi speciali chiamati rispettivamente Sistembolaget e Alko. Lo si legge in tutte le guide prima di partire, ma poi ci si dimentica. Così capita di arrivare al primo campeggio svedese con un freddo cane, di ordinare un piatto di fish and chips al chioschetto pensando di mangiarselo al calduccio nel bungalow accompagnato da una birretta. Ma quando sei lì lì per portarti via il pacchetto, la barista allarmata ti dice che no, non si può assolutamente bere birra se non davanti al chiosco stesso! Ohibò, che strano, cerco di contrattare, ma la ragazza è irremovibile: dovrò acquistare della birra analcolica per poterla portare via. Il giorno dopo, al supermercato, scopriamo che in Svezia la birra acquistabile liberamente ha al massimo 3,5 gradi; se vuoi altro, devi andare al Sistembolaget!

Tornio, primo supermercato finlandese, tervetuloa! Non credo ai miei occhi, qui si vende liberamente birra a 4 e anche a 5 gradi e mezzo (la migliore è Karhu, la birra dell’orso). Una lattina da mezzo costa cara, 3 Euro e 50, ma insomma, una al giorno ce la siamo meritata dopo 100 km. Senonché le giornate sono lunghe e i supermercati chiudono alle 23, così a Vaasa ci capita di arrivare alla cassa con due lattine che sono quasi le 21.30.

La cassiera del supermercato le toglie con fare brusco dal nastro, le mette da parte e ci parla sgarbatamente in finlandese. Che abbiamo fatto di male? Semplicemente dopo le 21 non è più consentito comprare alcolici. Passata rapidamente all’inglese, la cassiera ci dice: “E’ la nostra legge!” .
Da oggi in libreria la nuovissima guida delle Valli del Natisone!
Sono felice di annunciare che da oggi 23 febbraio 2024 è disponibile la mia ultima fatica dedicata alle Valli del Natisone, scritta a quattro mani con Tiziana Perini, ricercatrice della tradizione orale e appassionata di poesia. La guida si intitola “Il Cammino delle 44 chiesette votive”, pubblicata dalla casa editrice Ediciclo, e descrive un anello in 10 tappe e 180 km da Cividale del Friuli alle Valli del Natisone. Una prima presentazione si terrà a Cividale il 2 marzo 2024, alle ore 10.30, nella sala della Biblioteca Civica in Piazzetta Chiarottini, 6.

Le valli del Natisone su questo sito
Se dopo aver avuto tra le mani la nuova guida escursionistica dedicata al “Cammino delle 44 chiesette votive” vi è venuta voglia di conoscere meglio le Valli del Natisone, su questo sito potrete trovare numerosi articoli molto dettagliati che vi aiuteranno a conoscere l’anima delle Valli. Non avete che l’imbarazzo della scelta…
Potrete leggere di una particolare tradizione di Carnevale negli articoli “I Blumarij di Montefosca” e “A Rodda, dove fioriscono i limoni”; , potrete scoprire che una volta in primavera i terrazzamenti di Rodda erano tutti rosa di fiori di pesco; particolare era il vino Cividino di Vernassino; troverete la storia dei rastrelli che venivano fabbricati a Tercimonte e quella del pluricentenario castagno Mlaja a Canalaz di Grimacco ; viene raccontata la nascita del monastero buddista di Polava nell’articolo “Le due anime di Polava”; la valle del fiume Judrio prende vita nell’articolo “Contrabbandieri sullo Judrio” e “Con il cuore in Benecia”; e ancora si può leggere un ritratto di Giovanni Coren, conosciuto da tutti come “il maestro dei boschi”. Tratti dalla serie del 2007 “Storie dell’ex confine” vi sono infine gli articoli “Un pugno di terra del Caucaso” dedicato a Riccardo Ruttar e “Il confine errante”, dedicato a Milka Clemencic di Clabuzzaro. La maggior parte di questi articoli sono usciti sul settimanale “Il Nuovo” a cui ho collaborato per molti anni.
A Rodda, dove fioriscono i limoni

Voglio raccontare di una giornata passata con un gruppo di escursionisti tedeschi che iniziano a scoprire i molti tesori nascosti delle Valli del Natisone. Iniziamo la giornata a Guspergo, pochi chilometri a nord di Cividale, dove il gruppo alloggia presso l’agriturismo “Ai Casali”, gestito da Luigi ed Elena, una coppia giovane e dinamica. Ho preparato il mio gruppo al fatto che oggi faremo un’escursione su “sentieri selvaggi” e vedo che c’è grande attesa. La nostra meta è Rodda, un paese con un carnevale molto particolare. Dal fondovalle saliremo a circa 450 metri di altitudine fino alla borgata più alta, dove pranzeremo con Michela e suo marito Antonio, che intaglia le tradizionali maschere di legno.
Strade d’erba
Vanno, vengono, ogni anno si fermano nelle nostre campagne con un gregge di 1000 pecore, con gli asini e i cani: sono Vigilio Eccel e Antonio Untersteiner, da Roveda nella Valle dei Mocheni in Trentino il primo, di Maransen in val Pusteria il secondo, soci e amici da 22 anni di vita nomade passata assieme giorno e notte. ©Antonietta Spizzo per “Il Nuovo” 2005.
Certo moltissimi lettori li avranno visti in tutti questi anni dalle rive del Tagliamento alle valli del Natisone, lungo il loro percorso sempre uguale e tramandato da generazioni, e certo molti si saranno stupiti pensando a questa vita inattuale oppure avranno immaginato il passaggio a una certa stanzialità, a certe comodità. Invece Vigilio e Antonio sono dei veri nomadi, e sono soddisfatti della loro vita in apparenza dura. Un po’ ci conosciamo: qualche volta in passato il loro gregge si materializzava come dal nulla nei campi dietro casa, ma ora passano sempre più lontano dal paese.
Tradotto in italiano “Rombo”, di Esther Kinsky
Tradotto in italiano “Rombo” di Esther Kinsky, il romanzo dedicato al terremoto del 1976 e ambientato in val Resia
“In seguito, tutti parleranno del rumore. Del rombo. Con cui è iniziato. Con cui tutto è cambiato, come dicono, in un colpo solo, anche se forse era piuttosto una spinta, come la conclusione sorda e smorzata di un movimento cominciato molto lontano. Quel rumore si è inscritto nella memoria di ciascuno, sotto nomi diversi”. E “Rombo” è appunto il titolo –in italiano, ma anche nell’originale tedesco – del nuovo romanzo di Esther Kinsky, appena pubblicato da Iperborea nella bella traduzione di Silvia Albesano e presentato a Udine in una affollata Sala Ajace – in anteprima italiana – martedì 5 aprile 2023.
“Rombo” è un romanzo corale che racconta il terremoto del 1976 attraverso il ricordo di sette personaggi – tre uomini e quattro donne, bambini o ancora giovani al momento del sisma – che vivono in una remota valle alpina, che però grazie alle minuziose descrizioni del paesaggio e a molti altri indizi univoci noi abitanti del Friuli identifichiamo inequivocabilmente con la val Resia. Tuttavia (e aggiungerei personalmente purtroppo) durante la presentazione questo aspetto non è stato approfondito, in quanto al centro dell’attenzione è stato posto quasi solo il tema della memoria, della sua persistenza, delle sue discordanze e dei suoi slittamenti. Leggi tutto “Tradotto in italiano “Rombo”, di Esther Kinsky”
Un mont ch’al sbrissa via, a colloquio con Ulderica Da Pozzo

Ripropongo questo mio vecchi articolo in occasione dell’uscita del documentario su Ulderica da Pozzo “Frute di mont” per la regia di Stefano Giacomuzzi (2023).
©Antonietta Spizzo 2005 per “IL NUOVO” – Tutte le foto sono state concesse dall’autrice per questo sito.
Incontro con Ulderica Da Pozzo: 25 anni di fotografie, dai primi scatti con la Rolleiflex dello zio all’ultimo libro, “Malghe e malgari”.
Riesco a rosicchiare un po’ di tempo a Ulderica Da Pozzo, indaffaratissima per l’uscita del suo nuovo libro.
Leggi tutto “Un mont ch’al sbrissa via, a colloquio con Ulderica Da Pozzo”
I nuovi pionieri
©Antonietta Spizzo per “IL NUOVO”2004
Decima e ultima tappa, Plan delle Farcadice, m 650, in comune di Faedis. Per chiudere in bellezza questo breve viaggio alla ricerca della montagna friulana che resiste, abbiamo scelto non un paese ma un caso emblematico e decisamente controcorrente: c’è qualcuno, ogni tanto, che come Antonio Zaro decide di andare a vivere e a lavorare in montagna e si insedia – come un nuovo pioniere – in mezzo alla natura. E l’azienda agrituristica condotta da lui e da sua moglie Patrizia è oggi una realtà consolidata e dimostra non solo che con coraggio e passione si può vivere, e bene, anche in una situazione difficile, ma anche che è possibile creare dal nulla un’attività produttiva e posti di lavoro. Leggi tutto “I nuovi pionieri”
Tele di Vinai no si sbreghe mai
©Antonietta Spizzo per “IL NUOVO” 2004 – Le foto sono state gentilmente concesse da Ulderica Da Pozzo

Per la mia serie sulla montagna che resiste voglio visitare oggi due frazioni del comune di Lauco, Vinaio e Val, poste rispettivamente a 807 e 1200 metri di quota sulle pendici meridionali del monte Arvenis. Lasciata Villa Santina con le sue caratteristiche di vera cittadina ormai assediata dal traffico, imbocco la strada che sale a tornanti verso Lauco non senza aver prima alzato gli occhi verso lo sperone montuoso proprio a ridosso delle case su cui si inerpicava “la strade dal Cret”, la mulattiera che una volta era l’unico collegamento tra l’altopiano e il fondovalle. Dopo Lauco c’è Vinaio. La Via Crucis che viene rappresentata il Venerdì Santo alla luce delle fiaccole ha riportato questo paese sulle pagine dei giornali. Passando vedo un bar aperto e un negozio piccolo ma fornitissimo di alimentari-ferramenta-generi vari nel miglior stile di una volta. Buon segno per un paese di 40 anime. Ancora 4 km di strada stretta e tortuosa e sono arrivata a Val di Lauco, 17 abitanti, 4 aziende agricole, 100 mucche. Leggi tutto “Tele di Vinai no si sbreghe mai”
Le pecore alpagotte a Polcenigo
Da generazioni la famiglia Celant di Polcenigo alleva le pecore alpagotte, una razza antica e robusta, adatta all’alpeggio, e ora considerata meritevole di tutela.
© Antonietta Spizzo per “IL NUOVO”, 2006.
Per questa nuova puntata andiamo ai confini occidentali del Friuli, e precisamente a Coltura di Polcenigo, ai piedi del poderoso muraglione del Cansiglio che si erge quasi di colpo dalla pianura. E’ qui, in una delle ultime case del paese, già sul pendio, che si trova l’azienda agricola di Michele Celant, agricoltore, allevatore e “custode” della razza delle pecore alpagotte. Lo incontriamo nell’aia, intento ad armeggiare su un trattore, con due cucciolotti scatenati che giocano ai suoi piedi.
Michele, classe ’62, ha un modo di fare aperto e franco e un sorriso simpatico che ti fa passare in un attimo dal lei al tu. Bè, faccele vedere queste alpagotte che siamo curiosi! Leggi tutto “Le pecore alpagotte a Polcenigo”
Las vacjas rainas: con Ilo Casali in Val Pesarina
Ilo Casali di Pieria, in val Pesarina, alleva ancora le mucche di una vecchia razza dal muso macchiettato di bianco e marrone, robuste e adatte all’alpeggio.
E’ appena sceso dall’alpeggio con i suoi animali Ilo Casali di Pieria, in val Pesarina. Sono trent’anni consecutivi che ogni estate carica malga Ielma, salendo ai primi di giugno per tornare a valle alla fine di novembre. Leggi tutto “Las vacjas rainas: con Ilo Casali in Val Pesarina”
Pomologia friulana
I Macchiaioli, quelli sì che sapevano dipingere gli animali
Siamo stati alla mostra sui Macchiaioli a Trieste…stupenda! Oltre a scoprire pittori poco noti, sono rimasta veramente incantata dai tanti animali che compaiono in questi quadri e che sono davvero dei protagonisti e non delle comparse. Leggi tutto “I Macchiaioli, quelli sì che sapevano dipingere gli animali”
Nasce l’associazione dei Produttori antichi mais friulani che aderisce a Slow Mays
Leggi tutto “Nasce l’associazione dei Produttori antichi mais friulani che aderisce a Slow Mays”
Vernassino: All’osteria del Cividino
A Vernassino, nelle valli del Natisone, Elio Blasutig ancora coltiva l’antico vitigno autoctono chiamato Cividin, e la figlia Raffaella tiene aperta l’omonima osteria. Hier lesen Sie die deutsche Fassung.🇩🇪
Cividale, Ponte San Quirino, Azzida, la strada per Savogna, e dopo qualche km a sinistra per Vernassino/ Gorenj Barnas. In una assolata ma limpida giornata di luglio salgo i tornanti che dal fondovalle portano alla piccola borgata, famosa un tempo per la produzione di un vino particolare e ora dimenticato: il Cividin. Leggi tutto “Vernassino: All’osteria del Cividino”
La sfilata dei cereali e i grani antichi
Grani antichi, che cosa sono?
Il cavallo TPR friulano, un gigante da salvare
A Artegna Renzo Buzzulini, agricoltore da una vita, alleva e addestra – per passione – una razza equina minacciata di estinzione.
L’azienda agricola di Renzo si trova proprio sotto il castello di Artegna, nella piana. E’ qui che troviamo un gigante equino quasi scomparso, il cavallo agricolo italiano da tiro pesante rapido, conosciuto tra gli addetti ai lavori con l’orribile sigla CAI -TPR. Leggi tutto “Il cavallo TPR friulano, un gigante da salvare”
Le ciliegie duracine di Tarcento
A Sammardenchia di Tarcento Attilio Vidoni rievoca l’epopea delle ciliegie duracine, un tempo esportate in tutta Europa e ora del tutto dimenticate, intrecciandola con i dolorosi ricordi del terremoto.
Giugno, e il pensiero corre spontaneo alle ciliegie, le famose ciliegie duracine di Tarcento, chissà se ne è rimasto qualche albero? I miei informatori mi consigliano di rivolgermi a Attilio Vidoni di Sammardenchia, agricoltore da sempre e cultore delle antiche tradizioni che ha da poco raccolto sulla carta in un bel libro intitolato appunto “Sammardenchia. Il mio paese: tradizioni perdute”. Attilio e sua moglie Maria Teresa abitano in cima alla collina, in una casa verde accanto alla chiesa (orribilmente) ricostruita dopo il terremoto. Quando ci arrivo il signor Vidoni, 80 anni portati con baldanza, è appena tornato dal campo con una carriola carica di erba fresca per le sue due mucche. Una margherita gialla spicca in cima al mucchio e il profumo dell’erba appena tagliata si sparge sotto il portico della casa.
Leggi tutto “Le ciliegie duracine di Tarcento”
Le pesche di Rodda
Solo poche decine di peschi sopravvivono ancora a Rodda, soleggiato paese nella valle del Natisone, che ne trasse ricchezza per quasi 80 anni.
Percorrendo in questi giorni di sole primaverile la valle del Natisone da S.Pietro a Pulfero, non si può fare a meno di notare, sui fianchi delle montagne ricoperti ormai di bosco, gli sbuffi bianchi dei ciliegi in fiore, ma nulla potrebbe far immaginare che fino a trent’anni fa da Brischis alle più alte borgate di Rodda il colore dominante non fosse il verde né il bianco, ma il rosa dei peschi, una coltivazione che costituiva “una vera oasi fruttifera che richiama compratori anche da lontano”, come scriveva nel 1912 Olinto Marinelli nella sua “Guida delle Prealpi Giulie”.


